Chi sono

Mi chiamo: Luisa

Mi piace: leggere, viaggiare, cucinare

I miei numeri:

42 anni

1 marito

2 figlie (gemelle!) per saperne di più vedi i Credits

Così mi descrive Irene (mia figlia) in un tema svolto a scuola.

Una persona speciale.

Una persona per me molto speciale è mia mamma, perchè lei con me è molto paziente, infatti alcune volte la faccio anche arrabbiare, ma non è un problema perchè io le voglio molto bene e lei lo sa.

E’ di corporatura non tanto alta e cicciottella, ma lei sta bene così: è un pregio perchè non la vedo prorpio più alta e più snella!

I suoi capelli corti e neri mi piacciono molto, anche quando crescono un po’ di più e glielo dico, ma lei se li taglia comunque: è di carattere testardo, ma dolce.

I suoi capelli le contornano il viso, come un cerchio che traccia i confini.

Ha il viso pallido, che si scurisce poco quando prende il sole, al centro di esso c’è un piccolissimo nasinoarrotondato sulla punta, che ricorda il naso di una piccola bambina.

piccoSu di esso sono posati, la maggior parte del tempo, degli occhiali con le lenti ovali, che tiene davanti ai suoi occhi neri intensi.

Più in basso c’è la sua bocca, dalle labbra sottili e rosee, che a volte si aprono e a volte si chiudono, quando la bocca è chiusa si può notare il burro cacao che mette sempe, quando è aperta si può ascoltare la sua voce molto chiara, non troppo squillante, che fa quasi sempre rallegrare.

La sua pelle morbida è coperta da vestiti molto strani, ma non troppo eccessivi.

Ai piccoli piedi porta dalle scarpe da ginnastica molto semplici agli stivali variopinti con le zeppe altissime, oppure sandali con dei tacchi che solo a vederli fanno male ai piedi! Per lei non è facile trovare delle scarpe per i suoi graziosi piedini. Ma va bene lo stesso perchè lei si accontenta: questo è proprio uno dei suoi tanti pregi, che la fanno proprio essere una persona speciale.

Un suo altro pregio è quello che se decide di fare una cosa non la lascia perdere, anzi se non ci riesce ha ancora più voglia di farla, ma forse questo può anche essere un difetto?

Mi piace molto il suo modo di fare e vorrei proprio essere così, ma non credo che sia possibile, perchè lei è molto più composta di me. Ma è anche vero che lei ha vissuto moltissime esperienze e da queste ha imparato poi una quantità di cose, che l’hanno aiutata molto.

Per me è un esempio di seguire, proprio per questo per me è una persona specialissima!

E, per non far torto a nessuno :), pubblico un tema sempre svolto a scuola anche di Laura (mia figlia) che parla di mia sorella, la famigerata Zia Elena.

Una persona speciale.

Vorrei parlare di una persona per me speciale: mia zia Elena. A me piace chiamarla “Zelena”: un misto fra zia ed Elena.

Ella è abbastanza alta e di corporatura normale. Il suo viso affilato è incorniciato da ricci capelli di colore rossiccio che le cadono fino ad arrivare alle spalle. Lo scuro colore del volto mette in risalto i suoi occhi dal colore verde.

Il suo piccolo naso affilato è una delle cose che mettono più in risalto la sua determinazione.

Le labbra sono talmente sottili che le uniche volte che si mette il rossetto se lo mangia tutto!

Non ama sovrapporre quando si veste, infatti da questo deduco che non è molto freddolosa.

Per descrivere il suo carattere racconterò quello che mi è accaduto oggi. Quando per pranzo siamo andati al ristorante, la cameriera mi ha chiesto cosa volevo ed io ho risposto acqua. Ma la cameriera mi ha detto che c’era la Coca-Cola, però io ho insistito per l’acqua. La Zelena allora ha detto “Oh! Che brave le mie nipoti, proprio come me!”, come dice sempre. Ma mi sembrava strano che andasse tutto liscio, infatti i guai sono iniziati quando le ho chiesto di tagliarmi la faraona… La Zelena teneva il piatto in cui erano contenute la faraona e le patate sul bordo del tavolo. Ad un certo punto, nel tagliare, il piatto si è ribaltato, la faraona è finita sui suoi pantaloni nuovi e poi sul pavimento, mentre le patate direttamente al suolo. Fortunatamente sulla faraona c’era ancora la pelle quindi l’abbiamo tolta e ho mangiato la polpa.

Ma il guaio non è finito qui: la Zelena ha anche fatto cadere il suo bicchiere con dentro ancora un po’ di acqua e quelli del tavolo vicino hanno chiamato la cameriera per togliere i vetri perchè noi ci vergognavamo. La Zelena non vedeva l’ora di andarsene per non combinare altri guai. In seguito siamo andate ad una fiera in paese. Qui incontravamo tanta gente che la Zelena salutava: è molto conosciuta!

Mia zia è molto pasticciona, ma per me è speciale perchè è sempre gentile con tutti e anche se non si capisce da questa descrizione, io la considero affettuosa!

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52 pensieri su “Chi sono”

  1. Utilizzando i documenti forniti qui scrivi un saggio breve sul seguente argomento:Donna e uomo:uguaglianza e differenza Documento 1) La conquista del diritto di voto non fu un fatto automatico,ma il risultato di decenni di lotte iniziare alla fine del 19 secolo e portate avanti dai movimenti femminili borghesi e socialisti: i cosiddetti movimenti delle “suffragette “, com’erano chiamate le militanti femministe dalla stampa maschile conservatrice. Alla base di questi movimenti vi erano infatti da un lato gli stessi principi di uguaglianza dei cittadini imposti dalla rivoluzione francese, ma sempre negati alle donna, dall’altro il fenomeno dell’industrializzazione che aveva inserito nel mondo del lavoro salariato le donne, pur in una posizione subordinata rispetto agli uomini. La prima guerra mondiale,che aveva visto le donna coprire molti dei posti di lavoro lasciati liberi dagli uomini impegnati in guerra e farsi carico delle enormi difficoltà di gestione della vita quotidiana imposte dal carattere “totale” del conflitto,aveva fatto il resto,imponendo come un diritto indiscutibile la partecipazione delle donne alla vita politica. Tuttavia l’avventuta conquista dei pieni diritti di cittadinanza non aveva portato a una completa uguaglianza tra uomini e donne; non solo perchè essa rimaneva (e rimane) ancora assente in molti stati extraeuropei, ma anche perchè non sempre corrispose a un adeguato protagonismo nella vita politica,soprattutto nei parlamenti e nei governi. Solo in pochi paese il numero delle parlamentari si avvicinò a quello dei deputati maschi, con il risultato che le donne non poterono esercitare se non in misura marginale, un ‘effettiva influenza sulle scelte politiche degli stati. [...] La permanenza di notevoli disuguaglianze tra uomini e donne nel mondo del lavoro e nei rapporto interpersonali portò le femministe degli anni 70 a modificale,almeno in parte,il proprio approccio al tema dell’uguaglianza.Oltre a rivendicare pari opportunità nell’accesso del lavoro,esse cominciarono a insistere sul riconoscimento della diversità femminile.Uomini e donne,si cominciò a sostenere. sono diversi non solo a causa dei fattori biologici, m a anche in vietù di una differenza di genere. L’essere donna comporta anche una diversa visione del mondo, che in molti aspetti è superiore a quella maschile. Insomma ,per le femminiliste degli anni 70 tuttò ciò che significava che le donne non dovevano limitarsi a cercare di far parte dello stesso m ondo degli uomini,ma dovevano anche operare per cambiarlo facendo valere il proprio punto di vista su molti aspetti della vita e della società. Documento 2) Un Congresso con un’adeguata rappresentanza di donne avrebbe consentito che il nostro paese arrivasse agli anni 70 senza un sistema nazionale di assistenza medica?Avrebbe permesso al paese di porsi al 14esimo posto tra le nazioni del mondo sviluppato per la mortalità infantile?[..] Avrebbe,un Congresso di questo tipo,perdonato il continuo macello di ragazze e di madri su improvvisati lettini d’aborto?Chi ritiene che un cogresso con un’ampia presenza di donne avrebbe mai consentito che la guerra del Vietnam durasse così a lungo,massacrando e storpiando i nostri figli e la gente d’Indocina? Documento 3) Tabella sull’ordinamento del diritto di voto per le donne Finlandia nel 1906 Svezia nel 1921 Paesi Bassi 1919 Spagna nel 1931 Canada 1920 Belgio 1948 Portogallo 1976 Gran Bretagna 1918 Australia 1901 Russia 1917 Norvegia 1913 Danimarca 1915 Germania 1919 Svizzera 1971 Italia 1946 Irlanda 1918 Stati Uniti 1920 Francia 1944 Nuova Zelanda 1893

  2. Tutti mi dicono di non affezionarmi ai personaggi della serie televisiva perché nei libri quasi tutti muoiono , mi dite chi sono questi morti? Non mi interessa se sono Spoiler xD Già so dalla serie della morte di Ned e khal Drogo e re Renly, poi chi c’è?

  3. allora lunedì dovrò incontrare l’autore di questo libro:storia di un eroe…l’autore si chiama franz amato…ecco ho letto il libro ma non ho idea di cosa chiedergli…almeno mi potete dare 5 domande… Per chi non conosce il libro vi metto la trama: La Storia di un eroe è una favola dotta di cui lo stesso autore fornisce nella prefazione le possibili tracce di lettura che possono essere alternative, ma anche convergenti nella misura in cui ciascuna di esse offre interpretazioni di diversa origine su quello che è comunque per l’individuo un itinerario di fronte al quale egli è posto nell’arco della sua esistenza. Protagonista del viaggio, ovviamente segnato da innumerevoli ed efficaci simboli e metafore, è un giovane vittima della droga che ben può definirsi eroe nella prospettiva della sua liberazione da tale malefica dipendenza. L’autore, docente di filosofia del Liceo classico “G. Garibaldi” di Napoli, mette a frutto la sua conoscenza del mondo dei giovani, con particolare riferimento alle realtà urbane. Il notevole pregio del lavoro di Franz Amato sta nella icasticità delle immagini e ancor più nella loro attualità che pongono il lettore, attraverso le peripezie del protagonista, al cospetto dei più diffusi fenomeni di banalizzazione e di degrado del nostro tempo e si prestano ad essere rappresentate e drammatizzate con efficaci risultati. In appendice, un breve racconto dal vero sullo stesso tema della tossicodipendenza giovanile ed “il lamento di una madre” senza più coraggio per la perdita del figlio vittima della droga. La copertina e le illustrazioni di Carlo Elmo sono senz’altro alla pari del testo di Amato per quanto riguarda la drammatica ed immediata resa espressiva.

  4. Ammetto che alcune frasi sono prese da temi che ho trovato su internet, ma diciamo che le ho un po’ mescolate ed ho messo qualcosa di mio, però è troppo breve e mi servirebbe una conclusione. Potreste aiutarmi? La parola “shoah” è un termine ebraico che significa “sterminio, annientamento”. Durante la seconda guerra mondiale questo concetto che sembrerebbe solo astratto si è trasformato in un’orribile realtà. Tutto nasce dalle idee folli e razziste di un nazista tedesco che credeva la sua “razza” superiore ad un’altra, a quella degli ebrei. Quasi tutti tacquero, solo pochi si fecero sentire ma la loro voce era troppo debole e l’indifferenza era tanta, e fu così che migliaia di famiglie ebree vennero divise, migliaia di bambini allontanati dalle loro madri e migliaia di ebrei, uomini, donne e bambini furono torturati e portati fino alla morte. Tutti noi infatti, grandi e piccoli, abbiamo il dovere di ricordare gli avvenimenti tragici accaduti, proprio per non ricadere, anche se magari in modo diverso, nello stesso orribile errore e tutti noi dovremmo impegnarci per costruire una società sempre migliore ma soprattutto più pacifica… ed è per questo che il 27 Gennaio è diventato “il giorno della memoria”, per non dimenticare quanta sofferenza e dolore hanno dovuto patire quelle persone, semplicemente perché non appartenevano ad una “categoria” ma ad un altra. Le persone che sono riuscite a sopravvivere a questo inferno sono poche, magari perché sono riuscite a scappare o semplicemente perché “servivano” nei campi di concentramento, e le testimonianze presto andranno a scemare ed è per questo che oggi giorno abbiamo a disposizione molti libri, film, articoli di giornale di ex deportati che raccontano la loro esperienza. …………

  5. Dopotutto era l’ultimo giorno prima del ballo, non potevo permettermi di rimanere a casa a crogiolarmi nei ricordi, come ormai facevo tanto spesso. Lily mi aveva già chiamata. Decisi di accontentarla, ecco tutto: un pomeriggio a provarsi vestiti per il ballo del giorno dopo non poteva essere così terribile. Avrei sopportato. Ma non riuscivo proprio a ridere. Rimanevo seria per molte delle sue battute, per alcune accennavo un sorriso che spariva in fretta. Mi ero portata i ricordi con me. Non ce l’ho con te, sono solo un po’ giù, ecco tutto. Sorriso falso, tutto passato: altre sfilze di colori sul suo perfetto corpo da ninfa, il fruscìo morbido dei tessuti sulla sua pelle abbronzata. Mi costrinse persino a provare un vestito rosso, leggero, ma di un tessuto irriconoscibile che poteva sembrare raso. Era dello stesso colore del sangue, ma più vellutato, come il fragile interno di una rosa rossa. Me ne innamorai subito. La sera dopo, provandomelo allo specchio della mia camera, non ero più tanto sicura. In fondo non ero mai stata una di quelle che possono permettersi di mostrare le gambe con orgoglio, e forse il colore cozzava troppo con i miei capelli castano scuro. Ma non avevo un cavaliere, quindi non mi preoccupai troppo del mio aspetto. Continuando a guardarmi nello specchio incrinato, mi legai i capelli lasciando apposta qualche ciocca ai lati del viso e truccai pesantemente gli occhi di nero. Potevo sempre dire di essermi mascherata da vampira stile diciottesimo secolo, e poi nessuno avrebbe badato così tanto alla figlia della proprietaria della casa prestata per ospitare il ballo di Halloween. Scesi le scale fino all’immenso salone del ballo. Mi sentivo in armonia con la casa, con quel vestito vittoriano, mentre scendevo la maestosa scalinata che curvava leggermente verso l’ingresso. Il salone era stato decorato con drappi blu notte sopra le finestre e abbondanti ragnatele finte spuntavano in ogni angolo. I cardini di tutte le porte affacciate sulla sala erano stati opportunamente resi cigolanti con chissà quale sostanza acida. Mia madre entrò dal portone di ingresso, che emise un lungo gemito straziante, simile al miagolio di un gatto in fin di vita. Trovavo tutto questo estremamente esagerato. -Oh, tesoro. Sei meravigliosa in quell’abito.- Mia madre mi sfiorò il viso con le lunghe dita affusolate, poi ritirò la mano quasi scheletrica. –Gli invitati dovrebbero cominciare ad arrivare a breve, madame-, disse Mrs. Galloway, l’unica domestica che mia madre continuava a tenere. Chissà come mai aveva l’abitudine di chiamare mia madre ‘madame’, quasi a volerci ricordare ad ogni parola le nostre origini francesi. Il mio unico compito era occuparmi della musica. Avevo selezionato qualche centinaio di canzoni spettrali adatte al tema ‘festa dei mostri’, per accontentare gli altri invitati e soprattutto il ragazzo che aveva promesso tutta l’attrezzatura per garantire il sottofondo musicale adatto. Appoggiai accanto all’amplificatore al quale il ragazzo, Vic, vestito con uno smoking nero e camicia inamidata, stava lavorando, i dischi su cui avevo registrato la sequenza della musica. –Ehi, Vic. Ti ho portato i dischi.-, dissi, a voce bassa. Lui rispose con un vago ringraziamento e continuò come se io fossi già sparita. Tornai nella mia camera e aspettai finché non fui sicura che la sala fosse piena. In totale dovevano esserci almeno settecento persone, compresi gli ‘amici di famiglia’ che mia madre aveva invitato da non so quale parte del mondo, i figli e i pochi professori volen-terosi che si incaricavano di recarci il minor disturbo possibile da parte dei loro alunni. Scesi nuovamente le scale, sperando di non essere vista. Oltre al salone, avevamo lasciato libera quasi tutta la casa, chiudendo a chiave le porte troppo private per essere aperte da gente che persino io conoscevo a stento. Nel corridoio di sopra, quello su cui dava la mia camera, si era già nascosta la prima coppietta. Sentivo la musica che avevo scelto scaricare i suoi decibel sugli invitati. Nel salone, come del resto in tutto il resto della casa, avevamo fatto in modo che la luce fosse soffusa e leggermente giallastra, per dare all’alto soffitto scuro l’impressione di essere un cupo cielo notturno senza stelle. Mi confusi tra la folla, evitando categoricamente la pista da ballo che si era inevitabilmente formata al centro della sala. Vagando tra la folla, sommersa nei ricordi, lasciai lo sguardo vagare innocuo per la sala e le persone che incontravo. Di tanto in tanto alzavo la mano e sorridevo lievemente per salutare qualche ragazzo che conoscevo, ma evitai i vecchi amici di mia madre, forse perché non volevo dire nemmeno una parola in francese, forse perché anche in mezzo a quella marmaglia volevo rimanere semplicemente sola. Come un’inutile involucro che conteneva dolore, ricordi sfocati e tristezza. Mentre il mio sguardo vagava, per caso vidi un ragazzo, non molto lontano da me. Mi guardava con pesanti occhi scuri, col Mi guardava con pesanti occhi scuri, color nocciola, pensai. I corti capelli scuri creavano come una cornice intorno al viso bianco come il marmo. Aveva le labbra perfettamente disegnate, del colore dei petali della più bella delle rose. Le sue labbra si schiusero lentamente in un affascinante sorriso, mentre continuava a fissarmi in quel modo insistente, forse quasi sfacciato. Sentii la testa che prendeva a girarmi, vedevo la sala del ballo come da una grande distanza, la gente sembrava non vedermi, non accorgersi che mi sentivo male. Poi la situazione tornò stabile. E poi cominciai a sentire quella voce nella testa. - I tuoi ricordi sono tristi, ragazza. Stupidamente, pensai “Il mio nome è Evelyn”,invece di qualcosa di più utile come “Chi sei tu” oppure “Perché mi parli nella testa”. -Evelyn. -Sei stata abbandonata da tutti. Rimasi zitta. Come faceva, l’essere che mi parlava telepaticamente a conoscere i miei ricordi? -Ti sei sentita odiata, disprezzata, dimenticata, vero, Evelyn? Nessuno si è comportato bene con te. Non ti preoccupare di come so le cose, cara, è l’ultima delle tue maggiori preoccupazioni, adesso. Chi sei, ho pensato disperatamente, voglio sapere chi diavolo sei. Sentii un tocco, lievissimo, sotto il mento, come se qualcuno intendesse farmi alzare lo sguardo. Il ragazzo era davanti a me, brillava di una bellezza incredibile, ma sembrava non avere più di sedici, o forse diciassette anni. -Ne ho quattrocentocinquantadue.-, mormorò il ragazzo. Ritirò la mano che teneva ancora accostata al mio viso. Io rimasi sbalordita. -Mi dispiace, Evelyn.- Poi sparì. Letteralmente: un momento mi stava fissando, e quello dopo non c’era. Pensai che dovevo stare male, dovevo avere la febbre, e mi diressi verso la mia camera. Feci girare febbrilmente la chiave nella serratura, aprii la porta. La richiusi a chiave dietro di me. -Non affrettarti, abbiamo l’intera notte, mia cara.- Raggelai. Mi voltai, nel modo più lento possibile, verso la provenienza della voce. Era quella del ragazzo sparito nella sala del ballo. Era appoggiato al muro nell’angolo della stanza opposto a quello in cui mi trovavo io e teneva le braccia incrociate. Mi fissava, e sul volto aveva un sorriso nel quale vedevo pochissima allegria. Forse avrebbe potuto piacermi, quel ragazzo: forse, se non avesse avuto quel lampo di aggressività quasi animale negli occhi, e forse, se in quel sorriso non avessi colto le successive intenzioni. C’era qualcosa che proprio non andava in quel ragazzo. Sembravo percepirlo con i sensi, ma non riuscivo, ad elaborarlo con il cervello. Non riuscivo a capirlo. -I mortali fanno così. Il loro corpo lo percepisce, ma non riescono a spiegarselo, danno per scontato che qualsiasi essere dalla forma umana che incontrano non sia nient’altro che un essere umano. Il terrore cominciò a sfilare nella mia mente. Partiva dal basso, dalla nuca, come una striscia sottile di un colore argenteo, come un rumore troppo acuto, o un sapore troppo acido. Mi costrinsi a capire cose fosse quello che non andava. Il ragazzo doveva essere anemico. Era troppo pallido. Aveva gli occhi troppo luminosi. Il ragazzo sembrò materializzarsi davanti a me. Mi sfiorò la guancia con un dito. “Qualunque cosa vuoi fare, non farla. Non farlo. Non farlo”. -Questo farà male. Qualcosa mi aprì una ferita profonda sul collo. Sentii il ragazzo che accostava le labbra alla ferita, e beveva il sangue che ne fuoriusciva. Sembrava uscisse a fiotti. Cominciai a sentirmi svenire. Dopo un tempo indefinito, il ragazzo si scostò da me. Sentivo gocce di sangue che ancora scendevano dalla ferita e lui che le raccoglieva con la lingua. Mi distese delicatamente sul mio letto. accostò le labbra al mio orecchio e mormorò:-Purtroppo non ricorderai niente di questa notte. La mattina successiva mi svegliai senza capire perché avessi ancora addosso il vestito del ballo. Cercai di toglierlo e mi distesi di nuovo a letto. Il cuscino era sporco di sangue. E io non mi ricordavo perché. Per Lumren: l’ho pensato anche io che non fosse troppo originale, ma non so davvero su cosa posso scrivere, perché mettermi a fare una delle stupidissime storielle d’amore che fanno in Italia è MEDIOCRE… Devo farmi venire un’idea direi u.ù Agli altri: grazie mille ^^

  6. Si tratta di uno dei film più belli che abbia mai visto: è una sorta di Forrest Gump musulmano, un uomo autistico che dopo la morte del figlio adottivo perseguitato dai bulli dopo l’11 settembre, insegue il presidente per dirgli “Non sono un terrorista”! :) Qui sotto incollo la sinossi da http://www.mymovies.it Rizvan Khan soffre sin dalla nascita di una particolare forma di autismo, la Sindrome dii Asperger che gli consente di comunicare meglio in forma scritta che orale e che gli impedisce di intuire le reazioni altrui. Cresciuto con la madre e un fratello geloso delle attenzioni che gli venivano dedicate ha sviluppato una particolare abilità nel riparare guasti meccanici. Dopo la morte della genitrice il fratello, emigrato e in carriera da tempo, gli trova un lavoro come rappresentante di prodotti cosmetici negli Stati Uniti. Qui Khan conosce Mandira Rathore, madre single di un ragazzino a cui l’uomo si affeziona e che prenderà il suo cognome. Proprio dal cognome musulmano (Mandira è Hindu) inizieranno i problemi per il ragazzino dopo l’11 settembre 2001. La tragedia è in agguato. “Il mio cognome è Khan ma non sono un terrorista”. Questa è la frase che Rizvan Khan (novello Forrest Gump concepito a Bollywood) ‘deve’ dire al Presidente degli Stati Uniti dopo che il senso di colpa di essere musulmano è stato scaricato sulle sue spalle con forza. Il cinema indiano ha ormai saputo trovare in se stesso quella forza narrativa che alle latitudini italiche si vorrebbe avere ma che troppo raramente si riesce a concentrare. Riuscire a produrre e girare dei film che coniughino la spettacolarità sotto forma di grande mélo con la volontà di affrontare importanti temi della contemporaneità non è sempre impresa facile. Karan Johar riesce a sviluppare i molteplici argomenti della diversità senza mai assumere toni predicatori e andando a toccare tutte le corde di un pubblico semplice ma non stupido. L’handicap mentale, la separazione all’interno dell’universo religioso del subcontinente asiatico, l’irrazionale caccia al musulmano scatenatasi dopo l’attentato alle Twin Towers entrano come temi forti in un film che non disdegna la scena strappalacrime così come, nella migliore delle tradizioni, la sequenza con tanto di canzone e di danza. In un film oversize come durata ma che scorre senza mai annoiare. Nella versione che ho scaricato, tuttavia, alcune parti sono in inglese. Mi domando se non siano state tradotte in Italiano per farci arrivare una versione più breve o, forse, politicizzata: manca tutta la parte in cui l’uomo viene ospitato da una comunità cattolica ed inizia a frequentare la chiesa, entra pure a far parte del coro! Quando la comunità viene colpita da un uragano, si precipita a portare aiuto insieme ad altri musulmani. Tutta questa parte era in inglese. Quindi non è stata tradotta. Quindi nella versione italiana non c’è!

  7. Mi potreste scrivere un saggio breve sulle famiglie italiane? Questi sono i documenti. DOCUMENTO 1 Alla base della formazione e della sopravvivenza di una famiglia “tradizionale” tutta pervasa dalla morale cristiana, come era la famiglia italiana fino agli anni Cinquanta, vi erano due regole fondamentali: 1) rapporti sessuali consentiti solo tra coniugi; 2) matrimonio considerato una unione per la vita. Ad esse si dovevano aggiungere: l’asimmetria fra i due sessi riguardo ai ruoli nella famiglia; l’atteggiamento childoriented (orientamento verso il bambino) della coppia per il grande valore attribuito ai figli; il forte legame con tutta la parentela. Lo straordinario incremento dell’istruzione e una grande crescita politica e ideologica hanno portato le donne ad una diffusa e radicata presa di coscienza dei propri diritti e del proprio status. (da A. Golini, Profilo demografico della famiglia italiana, in La famiglia italiana dall’Ottocento a oggi, Laterza, Bari 1980) DOCUMENTO 2 La Costituzione Italiana si occupa della famiglia e ne riconosce i diritti. In particolare l’articolo 29 indica che il matrimonio è il vincolo fondante della famiglia, ma questa può esserci anche se non c’è il matrimonio: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare (art. 29). Dunque c’è famiglia quando due persone decidono di vivere stabilmente insieme, anche se non si sposano (società naturale); il matrimonio sancisce la volontà della coppia secondo determinate norme, civili o religiose (fondata sul matrimonio) e il vincolo matrimoniale pone la parità tra i coniugi. DOCUMENTO 3 Le battaglie contro la discriminazione e per l’affermazione dell’individualità femminile hanno aperto nel Novecento un nuovo capitolo di rivendicazioni. In Italia, la Costituzione Repubblicana ha sancito nel 1948 l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso. Poi il diritto di famiglia riformato nel 1975 (L. 19.5.1975 n. 151) ha riconosciuto uguali diritti e doveri per entrambi i coniugi, superando la precedente diversità di trattamento in caso di adulterio. Nel 1978 la legge relativa alla interruzione volontaria della gravidanza (L. 22.5.1978 n. 194) ha riconosciuto l’autodeterminazione della donna nel decidere autonomamente sul tema della maternità (anche in contrasto con l’uomo) e ha sancito il suo diritto alla procreazione cosciente e responsabile, tutelando il benessere psico-fisico e sociale della madre e conciliandolo con il diritto alla vita del nascituro.

  8. xfavore grazie.. Quali sono i naturali disastri? Secondo un dizionario inglese ed estesamente riconosciuto, un naturale disastro è un negativamente evento catastrofico causato dal naturale fenomeno. Degli esempi di naturali disastri includono tsunamis, uragano, inondazioni e terremoti. Cosa trasforma qualche cosa in un disastro? – la perdita delle vite. Nel mondo di oggi, notizie dell’afflizione continua da uomo a natura bersagliano i nostri orecchi. Noi sentiamo sulla noncuranza callosa di Uomo per Madre Terra e ci chiediamo sugli effetti che queste azioni avranno su noi.Quando il problema è studiato, genera la domanda. questi naturali disastri sono veramente naturali? In tal caso perché sono divenuti solamente ora comune, casualmente con una percentuale alta della degradazione ambientale? Quando il problema è studiato, in molti casi questi cosiddetti naturali disastri possono essere collegati direttamente e/o indirettamente alle attività umane. Il più grande e la maggior parte di fonte comune dell’atteggiamento dannoso di uomo a natura sono il suo uso non riservato ed insaziabile di petrolio ed i suoi prodotti.Questa pratica dà luogo a conseguenze gravi che sono ambo a breve termine come la generalità alta di malattia polmone-relativa ed a lungo termine, esemplificò da temperature globali che sorgono. Il sorgendo globale ha molte conseguenze negative e gravi come squagliando delle ghiaccio-berretto ai poli. Questo è particolarmente dannoso, non solo provocando un aumento in livelli del mare globali ma colpendo avversamente anche una delle ultime frontiere ecologiche intatte del mondo. Molti paesi poco elevati come la Guiana sarebbero colpiti avversamente. Il diboscamento è un’altra attività che dà luogo a molte conseguenze negative ed indirette. Questo processo provoca la liberazione di carbone eccessivo nell’atmosfera, impedendo anche il diossido di carbone a processo di ossigeno necessario per l’esistenza della vita. Il hungering che pratiche dello sviluppo che sono insostenibili hanno dato luogo a molti naturali disastri visibili come fiumi che scoppiano i loro ricevimenti che danno luogo a perdita di molto bestiame, raccolti ed anche la vita umana a malattia e tale pestilenza. Le creature umane sono divenute così occupate in ricerca loro per sviluppo che molti sono stati desensibilizzati alle necessità dei loro fratelli di amico di sopravvivenza. Così è sbagliato chiamare molti di questi disastri, “naturale” avendo ripetuto visto che molti dei disastri al quali noi diamo la colpa su Madre Terra sono infatti gli effetti avversi di nostri propri schemi e le ambizioni. Un esempio di dove l’attività umana ha causato lo sviluppo di naturali disastri è dove il diossido di zolfo fuma nella scappamento fumo cause acido pioggia per cadere, mentre causa alberi per morire di conseguenza. Questo a turno condusse a diboscamento, erosione incontrollabile e danno immenso ad ecosistemi. L’attività umana è vista per essere stata ripetutamente non solo dannoso a natura ma ha contribuito anche allo sviluppo di naturali disastri, ma non deve rimanere così. Metodi di sviluppo sostenibili possono essere studiati ed abilitavano le generazioni future per ancora essere capace di trarre profitto dalle risorse di oggi.Tutto del quale è avuto bisogno è un accertamento corretto del compito per essere fatto, ed un modo concepì trovarlo fatto in un ambientalmente la cassaforte ancora maniera economica. Tutto del quale è avuto bisogno è un poco di compassione da parte di noi creature umane per i nostri fratelli e Madre Terra. grazie mille.. 100punti x te

  9. Allora per casa dobbiamo fare degli esercizi tratti dal libro “l’esperienza del testo”… il racconto è a pagina 414: “IL PARADISO DEI BAMBINI” di Naghib Mahfuz.. a pagina 420 ci sono gli esercizi.. potreste aiutarmi? le domande sono..: 1. La bambina è sicuramente molto piccola, lo si può dedurre dall’ingenuità di alcune domande che rivolge al padre. Di quali domande si tratta? 2. I personaggi del racconto sono appena abbzzati e il narratore non si sofferma a descriverli. Nonostante ciò possiamo ricavare del testo alcune caratteristiche del padre. di quali caratteristiche si tratta? 3. la madre rimane sullo sfondo e si limita a brevissimi interventi o a comunicare con espressioni del volto. Individuali nel testo e spiega il loro significato. 4.La figlia e il padre sono i personaggi che occupano la scena quasi interamente. è possibile comunque individuare un personaggio principale? chi riveste tale ruolo? per quale motivo? 5. il narratore non fornisce informazioni sull’ambiente in cui si svolge la scena. prova tu a immaginare il contesto in cui si sviluppa il dialogo. 6.Nel racconto si alternano discorsi diretti, pensieri e brevi interventi del narratore. individua nel testo gli interventi del narratore e spiega quale funcione hanno. 7. Rileggi l’ultima parte del racconto in particolare la seguente affermazione del narratore: IL FIUME DI DOMANDE AVEVA RIDESTATO INTERROGATIVI CHE GIACEVANO SOFFOCATI NEL SUO INTIMO. -la fede religiosa del padre appare salda e sicura oppure vancillante? -perchè, a tuo parere, l’uomo, pur essendo di diversa fede, non critica la religione cristiana? 8. per quale motivo la bambina, al termine del dialogo, non sembra soddisfatta delle risposte del padre e ribadisce la sua convinzione iniziale, cioè di voler rimanere con l’amica anche durante l’ora di religione? 9.attraverso le parole dei due personaggi, come appare il rapporto fra padre e figlia? positivo o negativo? 10.nella vita tutti sono chiamati ad affrontare il problema della fede, ad accettare o respingere l’idea che un essere superiore abbia un progetto di salvezza per l’uomo e stabilisca regole morali. qual è la tua scelta a tale proposito? che cosa ti spinge a credere o a non credere in Dio?… (questa potete non farla.. cioè io sono cristiana battezzata comunione e cresima.. ma nn so nmmeno io se credo in Dio.. non ho nessuna prova) 11. la bambina introduce un tema di attualità, cioè la convivenza fra persone che professano religioni diverse, e sembra avere trovato la strada percorribile per tutti, cioè far prevalere i sentimenti d’amore e amicizia senza lasciare che le differenz culturali diventino ostacoli insormontabili. è possibile , a tuo parere, adottare tale strategia per superare le ostilità, le incomprensioni e i pregiudizi che caratterizzano spesso le società multietniche oppure essa può scaturire soltanto dal mondo ingenuo dei bambini? motiva le tue opinioni. (voi cosa ne pensate?) grazie mille davvero a chi risponderà! Qui c’è il testo :) ,,, http://www3.unicatt.it/pls/unicatt/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=12271

  10. Ho visto delle persone andare di porta spacciandosi per rappresentanti di Dio,consegnando riviste per conto di non si sa chi,portando con se una propria traduzione della Bibbia della quale utilizzano come scrittura motivante alla loro opera quella di <> sottolineando la parte che dice <>. Che li motiva appunto a prendersi gioco della gente per poterla sottomettere ai propi voleri come loro sono stati sottomessi dai loro capi stipendiati , raccomandati e protetti segretamente. ————————————————————————————————————————- FONTI: LA PAZIENZA HA UN LIMITE. NO ALLA PERSECUZIONE E ALLA TORTURA. @GABRIELE:La Bibbia da speranza mentre quelle persone portano rogne.

  11. raga…da 2 mesi ho litigato con la mia migliore amica dp k lei mi ha minacciato e dp essersi comportata maleducatamente con i miei genitori k l’anno aiutata tantissimo! per i compiti di natale devo fare un saggio breve (tipo tema ma + lungo e argomentato, cioè giustificando le mie idee) sull’ amicizia…..per me sta diventando un inferno! mia madre pensa k sn pazza sl xkè voglio scrivere k l’amicizia vera nn esiste ma cs posso farci se io adesso sento così? volevo dire k l’amicizia vera è un illusione e cm tt le cs belle prima o poi finisce ma i miei genitori nn vogliono k il mio saggio breve apra di nuovo il discorso sulla litigata tra me e la mia amica xkè lei potrebbe reagire male e farebbe uscire il nome di altri compagni d classe k lei mi ha detto k parlano male di me su facebook e la cosa potrebbe raggiungere i prof e altri genitori…..aiuto dv fare l’ipocrita e dire k l’amicizia è bella? per altro questa è una mia sfida personale: esprimere i miei sentimenti e sfogarmi. cmq nel saggio dv citare esperienze personali. aiutoooooooo!!!!!!!! meglio un consiglio oggi k un suicidio domani!

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